Rachide Lombare

'

Il rachide è una struttura estremamente complessa formata dalla regolare successione delle vertebre e dei dischi intervertebrali, il tutto tenuto insieme dalle capsule articolari e dai muscoli. Dotato di grande flessibilità, il rachide svolge la funzione di sostegno del tronco, nonché di protezione delle strutture nervose che accoglie al suo interno.

Le vertebre sono composte anteriormente da un corpo osseo di forma cilindrica e posteriormente da un arco (a forma di ferro di cavallo). I peduncoli permettono all’arco osseo posteriore di fissarsi al corpo vertebrale.

Il disco intervertebrale è composto da una struttura esterna, l’anello fibroso, che racchiude una zona centrale gelatinosa, il nucleo polposo.

Il rachide lombare, composto da 5 vertebre, risulta spesso coinvolto da patologie traumatiche e soprattutto degenerative.

Nell’adolescente la scoliosi rappresenta la patologia di più frequente riscontro: trattasi di una deformità rotatoria, permanente, della colonna vertebrale. Talvolta l’adolescente presenta un atteggiamento scoliotico perchè si siede o cammina in maniera scomposta:  in questi casi la deformità si riduce completamente flettendo il rachide.  La scoliosi dell’adolescente richiede sempre adeguato trattamento al fine di evitare che si instaurino altre problematiche, soprattutto respiratorie, che possono compromettere l’aspettativa di vita. Anche l’adulto può lamentare i disturbi di una scoliosi insorta di recente, “de novo”, o di una forma giovanile che riprende ad evolvere a seguito dei processi di invecchiamento tipici dell’età. Nei casi di scoliosi dell’adulto spesso si è costretti ad un intervento chirurgico di fusione vertebrale strumentata. Le vertebre all’interno della curva scoliotica vengono fuse fra loro e stabilizzate attraverso delle barre agganciate alle vertebre.

La patologia degenerativa che più frequentemente si manifestano in un soggetto giovane è la protrusione discale: sforzi fisici reiterati nel tempo, la guida prolungata di automezzi pesanti, l’obesità, alcuni sport, possono portare all’usura del disco intervertebrale. La protrusione discale o bulging porta ad un abbassamento del disco in altezza ed al debordamento dell’anello fibroso rispetto alla vertebra superiore ed inferiore che lo contiene. La protrusione discale diventa sintomatica quando il bordo esterno del disco entra a stretto contatto con il nervo spinale vicino. In tali circostanze si può manifestare la classica lombosciatalgia: il dolore lombare che scende verso la coscia e la gamba.

Il disco si presenta collassato ed in conflitto con la radice nervosa.

Allorquando la degenerazione discale aumenta, il disco può collassarsi completamente ed il suo contenuto uscire e comprimere la radice nervosa in maniera serrata.  In questo caso si parla di ernia del disco espulsa. I sintomi dell’ernia del disco possono variare dalla lombalgia acuta al dolore urente lungo la gamba, fino alla perdita di forza con difficoltà a deambulare. In questi casi bisogna sicuramente ricorrere alla soluzione chirurgica per prevenire ulteriori danni. Le tecniche di chirurgia vertebrale mininvasiva, come la radiofrequenza, la nucleoaspirazione o la discectomia endoscopica permettono l’asportazione del materiale discale contenuto o espulso attraverso una piccola breccia cutanea riducendo il rischio della formazione di fibrosi nel canale vertebrale. Mentre queste tecniche percutanee sono quasi sempre applicabili nel caso di un’ernia discale L3-L4 o L4-L5, nel caso di ernia del disco L5-S1 talvolta è necessario ricorrere alle tecniche chirurgiche tradizionali per le difficoltà tecniche legate alla particolare anatomia del passaggio lombo-sacrale.

Altre volte il chirurgo vertebrale potrebbe consigliare, attraverso un approccio mininvasivo,  l’impianto di un dispositivo che posto fra i processi spinosi delle due vertebre, riduce le pressioni sul disco degenerato preservandolo dalle sollecitazioni e favorendo la riduzione della sintomatologia. Fra i dispositivi interspinosi ve ne sono di semirigidi (DIAM, X-Stop) e rigidi (ASPEN, Back-Fuse).

Con il progredire dell’invecchiamento discale, le vertebre iniziano a muoversi di più fra loro, diventano più instabili. L’organismo reagisce apponendo dell’osso, osteofitosi, proprio per ridurre questa eccessiva mobilità. A seguito di questa eccessiva produzione di osso, nell’anziano può svilupparsi una stenosi lombare. In questa affezione si determina un restringimento del diametro del canale vertebrale e dei forami da dove escono le radici nervose. La compressione di queste strutture neurologiche determina la comparsa di dolore, formicolio, parestesie, perdita di forza negli arti inferiori, necessità di fermarsi dopo una camminata di pochi metri per “recuperare forza”. L’intervento chirurgico, quando necessario, permette un recupero sorprendente. L’obiettivo è quello di ridare spazio alle strutture nervose compresse attraverso l’asportazione della porzione posteriore della vertebra (laminectomia) e conferire stabilità al rachide lombare attraverso l’uso di viti introdotte nei peduncoli delle vertebre raccordate con  delle barre di sostegno (artrodesi strumentata).

Altre volte la degenerazione discale può portare ad uno scivolamento vertebrale. Nelle forme iniziali si può creare un sovraccarico funzionale delle articolazioni fra le vertebre (faccette articolari) che si rende responsabile di una lombalgia cronica che tende ad aumentare nel corso della giornata ed acquietarsi nel corso della notte. La sindrome delle faccette articolari trova adeguata soluzione nella radiofrequenza: attraverso un piccolissimo ago si “stordisce” il nervo sensitivo che raccoglie la sensibilità a livello di queste articolazioni. A lungo andare, per il progredire del processo degenerativo discale ed osseo a livello dei peduncoli vertebrali, si può assistere ad un vero e proprio scivolamento della vertebra soprastante rispetto a quella sottostante (spondilolistesi). In questi casi occorre bloccare lo scivolamento vertebrale attraverso una stabilizzazione rigida con viti peduncolari e barre. In particolari condizioni può essere necessario porre fra i corpi vertebrali una gabbietta in titanio (cage) che promuove la fusione ossea fra le due vertebre instabili favorendo la completa guarigione.  

Infine, le nostre vertebre si possono rompere per traumi severi, incidenti automobilistici, o modesti come nell’anziano affetto da osteoporosi. In presenza di fratture instabili o con deformazione oltre il 50% si rende necessario ricorrere alla chirurgia. L’artrodesi strumentata permette di ricomporre la frattura e di scaricarla dalle sollecitazioni funzionali per il tempo necessario per la guarigione. Nel soggetto anziano, affetto da osteoporosi, spesso si ricorre alla cifoplastica: procedura percutanea, mininvasiva, in anestesia locale, che permette di risollevare la vertebra schiacciata alleviando il dolore ed evitando l’uso di corsetti.

La chirurgia vertebrale richiede conoscenze ed abilità chirurgica. Spesso anche trattamenti semplici possono offrire grandi risultati, ricordando sempre che la colonna non accetta di buon grado di essere “ingabbiata”.