Il trattamento chirurgico della frattura del polso

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Il polso e le dita della mano spesso possono fratturarsi per incidenti domestici, traumi stradali, incidenti sportivi. Il polso è l’articolazione che permette il movimento della mano rispetto all’avambraccio. Le fratture di polso e delle dita possono essere composte o scomposte, extra articolari o intra-articolari se raggiungono la superficie articolare.

L’orientamento attuale nel trattamento di queste fratture è quello chirurgico (osteosintesi con placca) al fine di permettere un ritorno all’attività lavorativa più rapido, permettendo la migliore ricomposizione possibile della frattura e quindi la precoce mobilizzazione articolare.

Non sempre un apparecchio gessato permette un adeguato trattamento e non scongiura la persistenza di dolore e la limitazione della flessione del polso e delle dita.

  Il trattamento conservativo in gesso trova spazio nelle fratture extra-articolari composte e stabili; quello chirurgico è obbligatorio nelle fratture “instabili” ed irradiate all’articolazione.

L’apparecchio gessato, che viene solitamente rimosso normalmente dopo circa 35 giorni non è scevro di complicanze come la rigidità delle piccole articolazioni delle dita, la sofferenza transitoria del nervo mediano, lo sviluppo di un’artrosi post traumatica, la guarigione dei frammenti ossei scomposti. Nel caso della frattura di polso trattata in gesso, il soggetto giovane talvolta può sviluppare una sindrome dolorosa per un conflitto sul lato ulnare: lesione di Essex-Lopresti.

  Il trattamento chirurgico è l’osteosintesi con una placca: attraverso una placca con delle viti si riesce a riportare i frammenti di frattura nella posizione corretta conferendo una stabilità immediata ai frammenti ossei. La procedura chirurgica si effettua in anestesia selettiva del braccio, la durata media  è di circa 40 minuti. Fin da subito il paziente viene istruito dal fisioterapista ad eseguire semplici esercizi della mano al fine di recuperare più rapidamente l’articolarità del polso.

Quadro radiografico preoperatorio che documenta la frattura scomposta del radio.

Quadro radiografico postoperatorio che documenta la buona ricomposizione dei frammenti di frattura ed in particolare il corretto orientamento anatomico delle superfici articolari del radio.

Vista intraoperatoria della placca posizionata sul radio. Ferita chirurgica.

Nel caso delle dita della mano, talvolta risulta difficile fare uso di microviti e microplacche. Allorquando è alto il rischio di rigidità articolari, si può fare uso del minifissatore. Attraverso dei pin si fa una presa stabile sulle estremità della frattura, fino a quando la frattura sarà guarita.

Applicazione di mini-fissatore esterno per il trattamento della frattura della testa della falange prossimale del dito mignolo.