La chirurgia di revisione nella protesi di anca

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Nonostante una protesi anca sia stata correttamente posizionata, a causa dell’invecchiamento e dell’usura dei materiali, il contatto fra l’osso e l’impianto può modificarsi nel tempo con la conseguenza di comparsa di movimenti dolorosi. In questi casi si parla di mobilizzazione asettica  della protesi.  Raramente la mobilizzazione protesica può essere dovuta ad un’infezione batterica, mobilizzazione settica.

Più la protesi è mobile più la funzionalità dell’impianto può diminuire, causando zoppia, dolore, cedimento articolare. 

IN QUESTI CASI L’INTERVENTO È OBBLIGATORIO.

La revisione di una protesi d’anca, riprotesizzazione, è un intervento chirurgico di sostituzione di una o più parti  della protesi già impiantata. L’obiettivo finale di un intervento di revisione protesica è quello di restituire al paziente un’articolazione ben funzionante e non dolorante.

Nel caso di infezione della protesi  si rende necessario l’espianto della protesi infetta ed il reimpianto di un nuova protesi. In questo caso la procedura si può eseguire in un unico tempo chirurgico (revisione settica one-stage) o in due tempi (revisione settica two-stage).

Nel secondo caso l’espianto della protesi ed il reimpianto della nuova protesi sono separati da un intervallo di 2-4 mesi. In questo periodo di tempo si impianta uno spaziatore di cemento osseo con antibiotico: questo permette di bonificare i tessuti dall’infezione e di mantenere lo spazio prima occupato dalla protesi  e che servirà per la accogliere la nuova protesi.

Spaziatore protesico.

La tecnica a due tempi di revisione della protesi settica è da preferire perchè offre i migliori risultati clinici.

L’intervento di revisione della protesi consiste nella rimozione della protesi mobilizzata o infetta e nella sua sostituzione con un’altra protesi di dimensioni maggiori. Le vie di d’accesso sono più estese rispetto a quelle usate nel primo impianto. Le perdita di sangue sono possibili, talvolta è  necessaria almeno una trasfusione di sangue.  Il decorso post-operatorio è molto variabile: i tempi di recupero normalmente sono più lunghi, specialmente quando ci troviamo di fronte ad ampi riassorbimenti di osso o in presenza di fratture periprotesiche.

Se si è intervenuti precocemente, il paziente potrà riprendere a deambulare già il giorno successivo all’intervento chirurgico, nel casi più complessi può essere necessario ritardare la ripresa della deambulazione anche per alcune settimane.

I pazienti che si sottopongono a procedure chirurgiche di revisione protesica possono aspettarsi di avere risultati da buoni ad eccellenti in circa il 90% dei casi, anche considerando l’alto tasso di complicanze rispetto all’intervento chirurgico di primo impianto.

La chirurgia di revisione protesica è una procedura complessa che richiede un’ampia pianificazione preoperatoria, impianti e strumenti specifici e la padronanza delle diverse tecniche chirurgiche.   

Il quadro radiografico documenta la mobilizzazione del cotile e dello stelo femorale che sta per rompere l’osso.

Lo stelo femorale circodato dal cemento osseo fratturato.

Si rimuove la protesi ed il cemento osseo precedentemente usato per fissare la protesi all’osso.

La protesi di revisione presenta uno stelo più lungo e più riempitivo.

In questo caso si è proceduto anche alla revisione del cotile oltre allo stelo femorale con un pieno recupero articolare.

IL RISULTATO COMPLESSIVO È SEMPRE BUONO E MIGLIORE RISPETTO A QUELLO CONSEGUENTE AD UNA SCELTA CONSERVATIVA, NON CHIRURGICA