Il dolore al gomito è un disturbo frequente e può avere cause diverse. Una delle diagnosi più comuni è l’epicondilite, spesso chiamata anche “gomito del tennista”, una condizione infiammatoria che interessa i tendini estensori del polso e delle dita.
In molti casi, l’epicondilite è legata a sovraccarico funzionale, movimenti ripetuti, attività lavorative manuali o sport come tennis e golf. Tuttavia, non tutto il dolore al gomito è necessariamente un’epicondilite.
Quando il dolore persiste, quando è presente una limitazione del movimento o quando nella storia del paziente compare un trauma, anche apparentemente banale, è fondamentale rivalutare con attenzione il quadro clinico.
Il caso descritto di seguito mostra quanto sia importante raccogliere una storia clinica accurata e non fermarsi alla diagnosi più frequente.
Il caso clinico: dolore al gomito da diversi mesi
La paziente, donna di 43 anni, svolgeva diverse mansioni manuali all’interno di una masseria. Da circa cinque mesi lamentava dolore al gomito destro, comparso nel mese di febbraio.
In una prima fase si era rivolta al proprio medico curante, che aveva ipotizzato un’epicondilite e consigliato una terapia antinfiammatoria.
La paziente riferiva però un elemento importante: già all’inizio della sintomatologia aveva notato la presenza di una piccola ecchimosi nella zona del gomito.
Dopo circa un mese, poiché il dolore non migliorava, si era rivolta a uno specialista ortopedico. Anche in quella occasione veniva confermata l’ipotesi di epicondilite e veniva intrapreso un percorso infiltrativo con cortisone nella sede del dolore.
Nonostante le terapie eseguite, il quadro clinico non migliorava in modo significativo.
Quando una presunta epicondilite non migliora
L’epicondilite di gomito può provocare dolore nella regione laterale del gomito, soprattutto durante alcuni movimenti del polso, della mano o durante la presa di oggetti.
Tuttavia, quando il dolore persiste per mesi nonostante le terapie, è necessario chiedersi se la diagnosi iniziale sia completa o se esistano altre condizioni in grado di spiegare la sintomatologia.
Nel caso della paziente, il dolore non era l’unico elemento da considerare. Durante la visita emergeva anche una limitazione dell’estensione del gomito: la paziente non riusciva a estendere completamente il gomito destro come faceva con il sinistro.
Questo dato clinico è rilevante, perché una semplice epicondilite tende a provocare dolore, ma non sempre giustifica una perdita evidente dell’estensione articolare.
L’importanza dell’anamnesi: il trauma dimenticato
Durante la raccolta della storia clinica, attraverso domande mirate, emergeva un dettaglio che non era stato inizialmente valorizzato.
Circa venti giorni prima della comparsa del dolore, la paziente aveva urtato il gomito contro la maniglia di una porta della propria abitazione. Dopo il trauma era comparsa una lieve ecchimosi.
Il trauma era stato considerato poco importante dalla paziente stessa, perché apparentemente modesto. Tuttavia, in presenza di dolore persistente, ecchimosi iniziale e limitazione del movimento, quel dettaglio diventava clinicamente significativo.
Anche un trauma lieve può talvolta provocare una lesione ossea o articolare, soprattutto se dopo l’episodio il dolore non regredisce e il movimento resta limitato.
La visita ortopedica e il sospetto diagnostico
Alla visita, il quadro clinico era caratterizzato da dolore localizzato nella regione dell’epicondilo e da una riduzione dell’estensione del gomito destro.
La combinazione tra trauma precedente, ecchimosi riferita, dolore persistente e limitazione articolare faceva sorgere il dubbio che non si trattasse soltanto di un’infiammazione tendinea.
Per questo motivo veniva richiesta una radiografia del gomito.
L’esame radiografico mostrava un’alterazione del normale profilo osseo del capitello radiale, compatibile con una pregressa frattura.
Epicondilite o frattura del capitello radiale?
Il capitello radiale è una porzione dell’osso radio che partecipa all’articolazione del gomito. Le fratture del capitello radiale possono verificarsi dopo traumi diretti o cadute e, in alcuni casi, possono essere inizialmente sottovalutate, soprattutto se il trauma non appare importante.
I sintomi possono comprendere:
- dolore al gomito;
- difficoltà nei movimenti;
- limitazione dell’estensione;
- dolore durante la rotazione dell’avambraccio;
- gonfiore o ecchimosi dopo il trauma;
- persistenza del dolore nonostante terapie antinfiammatorie.
Nel caso della paziente, la limitazione dell’estensione era un elemento particolarmente importante. Quando il gomito non si estende completamente dopo un trauma, è opportuno escludere una lesione articolare o ossea.
Le terapie eseguite e il mancato miglioramento
Sulla base dell’ipotesi iniziale di epicondilite, la paziente aveva eseguito terapie antinfiammatorie e infiltrazioni locali.
Tuttavia, il mancato miglioramento nel tempo rappresentava un segnale da non ignorare. Quando un trattamento corretto per una determinata diagnosi non produce beneficio, è necessario rivalutare il quadro clinico.
Questo non significa necessariamente che la diagnosi iniziale fosse del tutto errata, ma che il dolore poteva avere una causa diversa o associata, da approfondire con ulteriori accertamenti.
Nel caso specifico, l’esame radiografico ha permesso di individuare un esito di frattura del capitello radiale, spiegando meglio la persistenza del dolore e la limitazione del movimento.
Il trattamento dopo la diagnosi
Quando una frattura viene riconosciuta tardivamente, il trattamento dipende dal tipo di lesione, dal tempo trascorso, dal dolore residuo e dalla limitazione funzionale presente.
Nel caso della paziente, non essendo più di fronte a una frattura acuta, veniva consigliato un percorso fisioterapico mirato al recupero della mobilità, in particolare dell’estensione del gomito.
L’obiettivo della fisioterapia era ridurre la rigidità, migliorare la funzione articolare e recuperare quanto più possibile il movimento.
In questi casi, il risultato può variare in base alla gravità dell’esito, al tempo trascorso e alla risposta individuale al percorso riabilitativo.
Cosa insegna questo caso clinico
Questo caso evidenzia un principio fondamentale: la diagnosi nasce dall’ascolto del paziente, dalla visita clinica e dalla corretta interpretazione degli esami.
Il dolore al gomito è spesso attribuito a epicondilite, soprattutto quando si localizza nella regione laterale. Tuttavia, la presenza di un trauma, anche lieve, di un’ecchimosi iniziale e di una limitazione del movimento deve portare a considerare anche altre ipotesi diagnostiche.
La raccolta dell’anamnesi è quindi decisiva. Chiedere come è iniziato il dolore, se ci sono stati traumi, quali attività svolge il paziente, se sono comparsi gonfiore o ecchimosi e se il movimento è completo permette di orientare meglio la diagnosi.
In medicina non si cura soltanto il sintomo: si cerca la sua causa.
Quando il dolore al gomito va approfondito
Un dolore al gomito merita una valutazione specialistica quando:
- persiste per diverse settimane;
- non migliora con le terapie iniziali;
- compare dopo un trauma;
- si associa a gonfiore o ecchimosi;
- limita l’estensione o la flessione del gomito;
- rende difficili le attività quotidiane o lavorative;
- peggiora progressivamente.
Questi segnali non indicano sempre una frattura, ma suggeriscono la necessità di una valutazione più accurata.
Conclusioni
L’epicondilite è una causa frequente di dolore al gomito, ma non è l’unica. In presenza di dolore persistente, limitazione del movimento e storia di trauma, è importante escludere anche lesioni ossee o articolari, come una frattura del capitello radiale.
Il caso clinico descritto dimostra quanto sia importante non fermarsi alla diagnosi più comune, ma osservare il paziente nel suo insieme: sintomi, anamnesi, lavoro svolto, eventuali traumi, segni cutanei e movimento articolare.
Una diagnosi corretta permette di impostare il trattamento più adatto ed evitare percorsi terapeutici non efficaci.
In presenza di dolore al gomito persistente, soprattutto se comparso dopo un trauma o associato a limitazione del movimento, è consigliabile rivolgersi a uno specialista ortopedico per una valutazione accurata.
Prenota una visita specialistica: valuteremo insieme la tua situazione.
FAQ - Domande Frequenti sul Dolore al Gomito
No. L’epicondilite è una causa frequente di dolore al gomito, ma non è l’unica. In presenza di trauma, gonfiore, ecchimosi o limitazione del movimento è importante escludere anche lesioni ossee o articolari.
Va approfondito quando il dolore persiste per giorni o settimane, quando il gomito non si estende completamente, se compaiono gonfiore o lividi, oppure se le normali attività quotidiane diventano difficili.
In alcuni casi sì, soprattutto se il trauma iniziale è stato lieve e il dolore si localizza nella regione laterale del gomito. La visita clinica e gli esami strumentali aiutano a distinguere le due condizioni.
Dipende dal caso. La radiografia può essere utile per valutare eventuali lesioni ossee, mentre ecografia o risonanza magnetica possono essere indicate per approfondire tendini, legamenti e strutture articolari.
Se il dolore non migliora con le terapie iniziali, è opportuno rivalutare la diagnosi. Il mancato miglioramento può indicare che la causa del dolore non è soltanto tendinea o che esistono altre condizioni da approfondire.

