Il dolore all’inguine è un sintomo che può avere origini diverse. In alcuni casi può dipendere da una problematica muscolare, tendinea, articolare o dalla colonna lombare. In altri, invece, può rappresentare uno dei segnali più importanti di una patologia dell’anca, come la coxartrosi.
La difficoltà principale, in molti pazienti, è distinguere correttamente un dolore che nasce dalla schiena da un dolore che nasce dall’anca. Le due condizioni possono infatti presentare sintomi simili o sovrapposti, soprattutto quando il dolore si irradia verso la coscia.
Il caso clinico descritto di seguito mostra quanto sia importante non fermarsi al singolo esame diagnostico, ma valutare il paziente nella sua globalità: sintomi, storia clinica, cammino, postura, mobilità dell’anca ed esami strumentali.
Il caso clinico: dolore all’inguine sinistro persistente
Il paziente, uomo di 61 anni, lamentava dolore all’inguine sinistro comparso nel mese di dicembre.
In una prima fase si era rivolto al proprio ortopedico di fiducia, che aveva ipotizzato una lombosciatalgia sinistra. Per questo motivo erano stati consigliati neurotrofici e fisioterapia.
Durante la visita, il paziente mostrava anche una radiografia del bacino e delle anche eseguita precedentemente di propria iniziativa. L’esame descriveva un atteggiamento in valgismo delle anche, una parziale scopertura delle teste femorali e un quadro di coxartrosi, più evidente a sinistra.
Nonostante la presenza di questi elementi radiografici, il percorso diagnostico e terapeutico iniziale si era orientato prevalentemente verso la colonna lombare.
Gli esami alla colonna lombare
Poiché il dolore persisteva, veniva eseguita una risonanza magnetica lombare. L’esame documentava la presenza di bulging discali a più livelli: L2-L3, L3-L4, L4-L5 e L5-S1.

Successivamente, il paziente veniva sottoposto anche a esame elettromiografico, che evidenziava una radicolopatia S1 sinistra.
Questi reperti potevano far pensare a una sofferenza della colonna lombare. Tuttavia, la presenza di alterazioni alla risonanza magnetica non significa sempre che il dolore riferito dal paziente dipenda realmente dalla schiena.
Con l’età, soprattutto in persone che hanno svolto lavori fisicamente impegnativi, è frequente riscontrare discopatie, protrusioni o altri segni degenerativi del rachide lombare. Il punto decisivo è capire se quei reperti siano davvero coerenti con i sintomi del paziente.
Nel caso specifico, il sintomo principale continuava a essere il dolore all’inguine sinistro, che nel tempo si irradiava anche verso la porzione anteriore della coscia sinistra.
Le terapie eseguite e il mancato miglioramento
Sulla base dell’ipotesi lombare, il paziente veniva indirizzato verso un percorso di terapia del dolore.
Venivano eseguite infiltrazioni di ozono nella muscolatura della regione lombare. L’ozonoterapia può essere utilizzata in alcuni quadri dolorosi per il suo possibile effetto antinfiammatorio, ma in questo caso il quadro clinico non migliorava.
Successivamente veniva praticata anche un’infiltrazione ecoguidata di cortisone nell’anca sinistra. Dopo questa procedura, il paziente riferiva un ulteriore peggioramento del dolore e della zoppia.
Il mancato miglioramento dopo le terapie eseguite rappresentava un elemento importante. Quando un trattamento non produce beneficio, è necessario rivalutare il quadro clinico e chiedersi se l’origine del dolore sia stata individuata correttamente.
La visita ortopedica: osservare il paziente nel suo insieme
Nel mese di maggio, il paziente giungeva alla mia osservazione.
Già all’ingresso in ambulatorio era evidente un’alterazione del cammino. L’arto inferiore sinistro si presentava in extrarotazione, cioè ruotato verso l’esterno. Il paziente riferiva dolore spontaneo all’inguine sinistro, che veniva accentuato dai movimenti di rotazione dell’anca.
Il dolore si irradiava anche verso la faccia anteriore della coscia sinistra. La zona lombare, invece, risultava scarsamente dolorante.
Durante l’esame clinico emergeva una marcata limitazione della mobilità dell’anca sinistra. Le rotazioni dell’articolazione evocavano dolore in modo netto.
Questo dato clinico era particolarmente significativo: quando il dolore all’inguine aumenta con i movimenti dell’anca, l’articolazione coxo-femorale deve essere valutata con grande attenzione.
La diagnosi: coxartrosi severa dell’anca sinistra
La valutazione clinica, insieme alla radiografia già eseguita, orientava verso una diagnosi di coxartrosi severa dell’anca sinistra.
La coxartrosi è una patologia degenerativa dell’articolazione dell’anca. Consiste nella progressiva usura della cartilagine articolare, con riduzione dello spazio tra la testa del femore e l’acetabolo, cioè la cavità del bacino che accoglie la testa femorale.
Nel caso del paziente, diversi elementi erano coerenti con questa diagnosi:
- dolore localizzato all’inguine sinistro;
- dolore accentuato dalle rotazioni dell’anca;
- irradiazione verso la porzione anteriore della coscia;
- zoppia;
- arto inferiore in extrarotazione;
- importante limitazione funzionale;
- quadro radiografico compatibile con coxartrosi più evidente a sinistra.
La presenza contemporanea di questi segni rendeva l’anca il distretto anatomico più probabilmente responsabile della sintomatologia principale.
Perché la coxartrosi può essere confusa con un problema alla schiena
La diagnosi differenziale tra patologia dell’anca e patologia lombare può essere complessa. Anca e colonna, infatti, sono strettamente collegate dal punto di vista funzionale.
Durante il cammino, il bacino compie movimenti di basculamento che permettono di trasferire correttamente il peso dalla colonna vertebrale agli arti inferiori. Quando un’anca è rigida, dolente o artrosica, questo movimento viene alterato.
Di conseguenza, la colonna lombare può essere costretta a compensare, con possibile comparsa o peggioramento del dolore lombare.
Questo significa che una patologia dell’anca può influenzare anche la schiena. Tuttavia, in questi casi, trattare esclusivamente la colonna può non essere sufficiente, perché il problema principale resta l’articolazione dell’anca.
Dolore all’inguine, coscia e nervo otturatorio
Un altro elemento importante riguarda l’irradiazione del dolore.
La coxartrosi non provoca sempre dolore limitato all’inguine. In alcuni casi il dolore può irradiarsi verso la parte anteriore o antero-mediale della coscia, simulando una cruralgia o una sofferenza di origine lombare.
Questo può avvenire anche per il coinvolgimento del nervo otturatorio, che contribuisce all’innervazione della regione antero-mediale della coscia.
Per questo motivo, un dolore che dall’inguine si estende alla coscia non deve essere automaticamente attribuito alla colonna lombare. È necessario valutare attentamente anche l’anca, soprattutto se sono presenti rigidità, zoppia e dolore durante le rotazioni.
Quando gli esami non bastano da soli
Questo caso evidenzia un aspetto fondamentale: gli esami diagnostici sono indispensabili, ma non devono sostituire la visita clinica.
Una risonanza magnetica può mostrare bulging discali o segni degenerativi della colonna. Un’elettromiografia può documentare una radicolopatia. Tuttavia, il medico deve sempre chiedersi se quei dati spiegano realmente il dolore riferito dal paziente.
La diagnosi corretta nasce dall’integrazione tra ascolto del paziente, esame clinico ed esami strumentali.
Nel caso descritto, il dolore inguinale, la zoppia, la rotazione esterna dell’arto e la severa limitazione della mobilità dell’anca erano elementi più coerenti con una coxartrosi severa rispetto a una lombosciatalgia come causa principale del disturbo.
L’indicazione alla protesi totale d’anca
Considerata la severità della coxartrosi, la limitazione funzionale, l’età del paziente, il dolore persistente e il percorso terapeutico già effettuato senza beneficio, veniva posta indicazione all’impianto di protesi totale d’anca.
Il paziente veniva operato il 28 maggio con impianto di protesi totale dell’anca sinistra.
L’obiettivo dell’intervento era sostituire l’articolazione compromessa dall’artrosi, ridurre il dolore e permettere un recupero della funzione dell’arto.
Al controllo clinico del 16 giugno venivano rimossi i punti di sutura. Il paziente riferiva un netto miglioramento del quadro clinico, con importante riduzione del dolore e una sensazione generale di benessere rispetto alla condizione precedente.
Cosa insegna questo caso clinico
Il caso del paziente di 61 anni mostra quanto sia importante individuare correttamente l’origine del dolore.
Il dolore all’inguine, soprattutto quando si associa a rigidità dell’anca e zoppia, deve sempre far considerare una possibile patologia dell’anca. Anche quando gli esami della colonna mostrano alterazioni, non è detto che quelle alterazioni siano la causa principale del dolore.
In medicina non si cura un’immagine radiologica, ma una persona. Per questo motivo la visita clinica resta centrale.
Osservare il modo in cui il paziente cammina, valutare la mobilità dell’anca, ascoltare con attenzione la descrizione del dolore e interpretare correttamente gli esami sono passaggi essenziali per arrivare a una diagnosi corretta.
Quando il dolore all’inguine deve far pensare all’anca
Un dolore all’inguine dovrebbe portare a valutare l’anca soprattutto quando sono presenti:
- difficoltà nel cammino;
- zoppia;
- rigidità dell’articolazione;
- dolore durante le rotazioni dell’anca;
- difficoltà a salire o scendere le scale;
- dolore irradiato alla coscia;
- sensazione di blocco articolare;
- peggioramento progressivo delle attività quotidiane.
Questi sintomi non indicano sempre una coxartrosi, ma meritano una valutazione specialistica, soprattutto se persistono nel tempo o peggiorano progressivamente.
Conclusioni
Il dolore all’inguine può essere il primo segnale di una coxartrosi dell’anca. In alcuni casi può essere confuso con una lombosciatalgia o con una cruralgia, soprattutto quando si associa a dolore irradiato alla coscia o quando gli esami della colonna mostrano alterazioni degenerative.
Il caso clinico descritto dimostra l’importanza di una valutazione completa, capace di mettere insieme sintomi, visita clinica, esami strumentali e qualità della vita del paziente.
Riconoscere correttamente l’origine del dolore ha permesso di individuare il percorso terapeutico più adeguato e di ottenere un significativo miglioramento dopo l’intervento di protesi totale d’anca.
In presenza di dolore all’inguine persistente, zoppia o limitazione dei movimenti dell’anca, è consigliabile rivolgersi a uno specialista ortopedico per una valutazione accurata e per comprendere quale possa essere il percorso più adatto al proprio caso.

