Ortopedia e Traumatologia Pediatrica

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Il bambino nel corso della sua crescita può presentare delle patologie a carattere ortopedico e traumatologico che richiedono uno specifico trattamento, talvolta diverso da quello che si preserva all’adulto. Non bisogna pensare però che il bambino sia un adulto in miniatura e tutto ciò che vediamo di diverso rispetto all’adulto sia frutto di una malattia. Le anomalie di crescita possono essere del tutto normali in un bambino rappresentando delle tappe fisiologiche della crescita.

Nei primi mesi di vita il bambino può presentare problematiche ortopediche congenite che riguardano le anche ed i piedi. Già in occasione dei primi controlli effettuati dal pediatra in ospedale, può emergere un disturbo di formazione  dei piedi che richiama anche l’attenzione dei genitori. Il piede torto non è riducibile  con le semplici manipolazioni: trattasi di una patologia multifattoriale in cui concorrono fattori ambientali e genetici. Il trattamento del piede torto mediante il metodo Ponseti spesso consente la correzione completa della deformità senza ricorrere alla chirurgia.

Invece può essere più subdola e difficile da identificare una displasia congenita dell’anca, cioè di quelle anomalie di sviluppo dell’anca che possono portare ad un’alterazione dei rapporti tra la testa del femore e l’acetabolo. Talvolta il semplice uso di un doppio pannolino può essere sufficiente a favorire il corretto sviluppo dell’anca; altre volte bisogna ricorrere all’uso di tutori esterni; poche volte è necessaria la chirurgia. L’osservazione ed il trattamento precoce sono fondamentali per preservare questa articolazioni da danni maggiori e difficilmente trattabili nell’età adulta.

Il bambino più grande di età e che già ha iniziato a camminare da qualche anno può presentare una strana deambulazione: talvolta le ginocchia ed i piedi si guardano all’interno (strabismo convergente) ed è facile che possa cadere facilmente; altre volte i piedi si presentano cadenti all’interno, appiattiti. Nel primo caso è verosimile che vi sia una difetto di torsione del collo femorale (anca antiversa) che condiziona i movimenti dell’anca: il bambino ruota all’interno le gambe ed i piedi per ricentrare le anche rispetto al bacino. La correzione di questo difetto torsionale permetterà il pieno recupero deambulatorio. Nel secondo caso è verosimile che siamo di fronte ad piede piatto, caratterizzato da un ridotto sviluppo dei muscoli cavizzanti del piede. La gestione del piede piatto è chirurgica: il trattamento andrà effettuato prima dello sviluppo puberale e l’eventuale uso di un plantare correttivo andrà riservato soltanto ai bambini con piedi doloranti e troppo piccoli per essere sottoposti ad intervento chirurgico.

L’adolescente può evidenziare anche disturbi di crescita: ad esempio si può osservare che le ginocchia si toccano all’interno o che si incurvano a parentesi. Ci troviamo di fronte ad un difetto di sviluppo che configura il ginocchio valgo o varo. Il trattamento a questa età è estremamente semplice ed efficace: si ricorre alle tecniche di emi-epifisiodesi per modificare a nostro piacimento la crescita asimmetrica del ginocchio fino a quando non sarà corretta la deformità.

Patologia che tipicamente si può osservare in età adolescenziale è quella della scoliosi. Trattasi di una deformità tridimensionale della colonna vertebrale: il gibbo costale rappresenta la componente della malattia più importante e che richiama l’attenzione dei genitori. Non sempre, tuttavia, dobbiamo pensare che le deformità del rachide siano conseguenza di una scoliosi. I paramorfismi o atteggiamenti scoliotici mimano una scoliosi: elemento caratteristico è rappresentato dal fatto che la deformità si riduce completamente flettendo il rachide.

Altre volte, nell’adolescente si possono evidenziare disturbi di crescita in lunghezza di una gamba rispetto alla contro laterale, risultandone una caduta del bacino verso il lato più corto. Le dismetrie degli inferiori rappresentano un capitolo importante dell’ortopedia pediatrica che possiamo trattare con le tecniche di allungamento degli arti inferiori. Il fissatore esterno permette contemporaneamente di allungare un segmento osseo e correggerne l’asse; in determinate condizioni si può fare uso di chiodi allungabili che, inseriti, all’interno del femore, permettono di allungare l’osso senza correre il rischio di fratture dopo la rimozione del fissatore ed evitando l’ingombro dello stesso.

Altre volte il nostro bambino può presentare una zoppia progressivamente invalidante per disturbi di circolazione sanguigna nella testa del femore (malattia di Perthes) o per disturbi metabolici  dell’osso (rachitismo, malattia di Blount).